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2 Maggio 2011 by Facebook, Posizionamento Motori di Ricerca, Progetto Web, Social Media, Social Network, Social Travel, Visibilità sui Motori di Ricerca

Dalla Linkcrazia alla Likecrazia

il_grande_dittatoreNegli ultimi 10 anni il concetto di visibilità di un progetto web si è modificato radicalmente. Ricordo che all’inizio della mia avventura sulla rete il termine visibilità era sovrapponibile a quello di posizionamento.

Le attività SEO [attività di ottimizzazione per un efficace posizionamento sui motori di ricerca] erano fondamentali per garantire il successo ad un sito web. La popolarità di un sito era legata alla quantità e, soprattutto, alla qualità dei link che si ricevevano.

Si era determinata quella che definisco una visibilità algoritmica. Tra il 1997 e il 2001 diversi competitori si contendevano il primato nel’ offerta di visibilità e le chance per i siti web, seppur limitate, erano distribuite da e su più fonti. Non affronto il discorso della qualità dei risultati espressi da motori di ricerca di quel tempo che erano regolati da algoritmi poco complessi ed abbastanza stupidi. Ma tant’è ed è questa la storia.

L’avvento di Google ha prodotto un crescendo di qualità dei risultati di ricerca ma ha ridotto all’osso il peso degli altri competitori. La fame di link diventa estrema e questo eccesso bulimico alla ricerca del link a tutti i costi ha prodotto aberrazioni e storture di vario genere.

Link, link ed ancora link questo era il “karma” dei vari posizionatori [etici o non etici che si voglia]. Nasce la Linkcrazia ! Il potere dei link non aveva limiti. I motori, e Google in primis, si vedevano costretti ad affinare i loro algoritmi alla ricerca della qualità delle fonti linkanti.

Questo modello non poteva reggere. La visibilità così diffusa era compressa da regole proposte dall’alto e condizionata dall’esigenze dei motori di produrre risultati affidabili, filtrati e reputazionati da fonti attendibili.

Con la nascita dell’advertising a pagamento [il pay x clic tanto per intenderci] un piccolo spiraglio veniva aperto anche a quanti non riuscivano “organicamente” a raggiungere una soglia minima di visibilità. Con l’aumentare della concorrenza anche in questo settore i margini venivano nuovamente ridotti.

Insomma la linkcrazia da un lato ed il danaro [opzione sempre valida dalla notte dei tempi] monopolizzavano l’attenzione degli spazi di visibilità.

Il “mostro” [Google] era diventato egemone e tutti i tentativi di batterlo sul suo terreno andavano incontro al disastro.

Quando non puoi battere il nemico sul suo terreno devi modificare lo scenario. Il nuovo scenario affonda le radici in una prerogativa nativa nell’essere umano. La voglia e la capacità di socializzare. Nascono piattaforme di condivisione e di relazione che creano i presupposti alla crescita dell’ambiente ideale per il social networking.

Lo scenario cambia rapidamente. Facebook guida la rivolta sociale della rete. I vari competitori di Google capiscono che quella è l’unica strada per sottrarre forza e spazio commerciale al gigante californiano. Imponenti investimenti e l’attenzione dei media tradizionali e non regalano agli utenti della rete quello che stavano aspettando da quando hanno accesso un pc per andare in rete.

Facile prevedere un rapido successo ed una generosa attenzione verso l’utilizzo di sistemi che facilitano la condivisione e le relazioni tra le persone.

Queste nuove dinamiche producono una benefica contaminazione del concetto di visibilità legandola ad una logica social-centrica a scapito della precendente visione algoritmico-centrica.

I link diventa meno importante ed il like ne diventa il naturale e degno sostituto. Le persone diventano dei canali referenzianti modificando i presupposti dei più importanti driver di visibilità. Anche i motori di ricerca si modificano e diventano dei veri sistemi di risposta. Il posizionamento diventa relativo, personalizzato ed il flusso di visibilità si espande e tende ad essere maggiormente democratico,  oserei dire “likecratico”.

Ci vorrà tempo prima che il sistema si perfezioni e si autoregoli. In fondo anche i motori di ricerca erano stupidi e confusi nei primi anni della loro vita. Tempo al tempo e tutto quello che oggi, soprattutto i profani, vedono come una grande confusione, un uragano da cui si sentono presi senza essere in grado di capire, diventerà un sistema sostenibile e maggiormente democratico rispetto al monopolio dei sistemi di visibilità di inizio secolo.

La linkcrazia ha il tempo contato, la likecrazia sta lottando per avere il suo meritato spazio!

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