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Prezzi e Hotels: dieci cose da sapere e su cui riflettere

Nei mesi scorsi ho molto parlato dei canali e degli interlocutori “diversamente intermediari” [serie di post “c’era una v...OLTA”]. Lo spunto di una pubblicazione della HSMAI ed alcune riflessioni di un albergatore illuminato mi offrono il pretesto di chiudere il cerchio e la serie. Mi riferisco ad una publicazione della HSMAI Foundation “Distribution Channel Analysis: a guide for Hotels” che ha suscitato delle considerazioni [con me condivise] da parte di Matteo Marzot, titolare insieme al fratello Piero, di due alberghi nel centro di Milano. Proverò ad integrare le considerazioni di Matteo con 10 punti che riassumono la bella pubblicazione della HSMAI [da me liberamente interpretati e commentati].
[Matteo] Al giorno d’oggi cercare di ‘’ rubare’’ clienti ad altri hotel abbassando i prezzi porta semplicemente a una diminuzione del revenue per tutti
3 – Il settore della ricettività, negli USA, opera in una dinamica economica a somma zero. L’aumento, su base annua di circa il 2% negli ultimi 20 anni, conferma quanto risulti difficile generare domanda supplementare con la sola strategia tariffaria al ribasso. Gli spostamenti, anche consistenti, avvengono tra struttura e struttura e tra destinazioni senza generare significativi incrementi di nuova domanda in termini assoluti.
4 – I fronti di proposta e visibilità per una struttura ricettiva si sono moltiplicati generando una dinamica paradossale legata alla presenza di questi nuovi “disintermediatori intermedianti”. L’affermazione di nuovi protagonisti, già in palese irruzione nel settore turistico, quali Google e Facebook [senza citare tutti gli altri protagonisti della scena social] amplifica gli spazi di attenzione ma a costi importanti e non direttamente proporzionali alla performance commerciale. Una nuova provvigione sul fatturato, in alcuni casi non percepita come tale, che dovrebbe imporre agli albergatori una diversa sensibilità ed un consapevole utilizzo delle risorse legate a questi ambiti: meta-ricerca e comparazione, contenitori “reputazionali”, social media, presenza mobile, geolocalizzazione e georeferenziazione, marketing di prossimità. Piuttosto che continuare a parlare di “disintermediazione” si dovrebbe imparare a gestire al meglio l’intermediazione!
Difficile potersi sottrarre all’intermediazione nel momento in cui essa si moltiplica. Oggi non è più possibile parlare della sola intermediazione commerciale [appannaggio delle OLTA], ma si dovrebbe parlare di intermediazione reputazionale [portali UCG - Tripadvisor docet], intermediazione sociale [utilizzo di piattaforme di social networking al fine d’ intercettare fiducia e reputazione attraverso una sana e sincera relazione] e di intermediazione algortimica legate alle chances di visibilità fornite dai sistemi di ricerca sempre più contaminate da logiche sociali.
[Matteo]É un punto importante : il termine gatekeepers rende l’idea come ora per poter entrare efficacemente nella distribuzione via internet bisogna pagare una nuova razza di intermediari. Google, il cui potere sta crescendo in maniera enorme, rischia di diventare un nuovo mostro. Gli Hotel illudendosi di sfuggire dall’intermediazione delle Olta rischiano di mettersi in mano a un nuovo mostro sempre più potente e totalitario ( attivo sia con il mercato web tradizionale che con il mercato mobile ) ”Even when new third parties send a hotel its business directly, they will charge referral or media fees and these bookings will still require a technology infrastructure to support the inquires and transaction delivery, ALL ADDING TO THE COST”
5 – Tanto per non girarci attorno e per parlare della non tanto vile pecunia, le aziende ricettive americane, nel 2010, hanno corrisposto circa 2,7 miliardi di dollari alle OLTA e 1,3 miliardi agli intermediatori “ibiridi” nelle vesti dei GDS. La prospettiva di pagare il doppio di tali cifre, nel giro di 3-5 anni, non appare irrealistica.
[Matteo]La prospettiva di aumento dei costi di intermediazione non mi sorprende affatto vedendo i tassi di crescita del fatturato delle OLTA.
6 – In questo scenario difficile si apre uno spiraglio interessante d’ottimismo. L’incremento della domanda, al momento statica o quasi, può essere determinata a livello internazionale. I mercati emergenti, India, Cina, Russia, Brasile e … non solo, rappresentano una grossa opportunità per l’industria turistica e per gli albergatori. Matteo si chiede come conoscere e raggiungere al meglio questi mercati e, al punto 7, parla di aggregazione tra operatori. Da tempo, e il tempo sembra sia prossimo alla scadenza, parlo di progetti aggregativi che siano portatori di valore. Questa potrebbe essere una buona occasione per mettersi assieme e fare progetti comuni sia in ambito formativo [la conoscenza condivisa costa meno ed è più “profonda”] che commerciale con progetti ad hoc rivolti a questi mercati che da soli risulterebbe difficile raggiungere a costi accettabili. Senza dimenticare gli investimenti SO [social] LO [local] Mo [mobile] .
[Matteo] New Markets China India Russia Brasile: come poterli conoscere meglio ?
7 – Gli intermediari potrebbero iniziare ad affiancare gli hotels indipendenti con servizi simili a quelli proposti dalle catene. Potrebbero sviluppare marchi di affiancamento fornendo supporto agli alberghi clienti nell’ottica sia commerciale che strategica.
[Matteo] Bisogna unirsi , avere il coraggio di superare le proprie ‘’ gelosie’’ ed avere una visione di gruppo … anche qui facendo attenzione ai costi.
8 – La figura dell’albergatore deve cambiare. Sia la strategia commerciale che quella promozionale e comunicativa prevede la figura di un vero e proprio impreditore della ricettività, attento ai particolari e stimolato dal cambiamento. Se si vuole differenziare la proposta bisogna imparare ad essere … differenti!
[Matteo] “there is a growing commoditization of Hotels as a product e who owns the guest ?”
9 – Una rete [Internet] trasparente e multicanale rende palese la parità di tariffa [parity rate imposta dalle OLTA] che potrebbe ritorcersi contro la singola struttura indebolendone le strategie di commercializzazione.
[Matteo] Sono estremamente contrario alla ‘’one rates fits all ‘’ che “undermines the power of marketing” e fa il gioco dei grandi distributori. Se io devo comprare un CD e lo trovo allo stesso prezzo su redmoonrecords.com/ o su amazon.it secondo voi a chi do il mio numero di carta di credito ? A chi conosco già e di cui mi fido perché l’ho già utilizzato o a un sito che non conosco e che probabilmente utilizzerò una sola volta ? Se non ho un vantaggio reale e chiaro utilizzerò sempre il canale più conosciuto.
10 – La frammentazione della rete di vendita e di quella legata alla visibilità rende fondamentale il corretto utilizzo di ognuno di questi canali e delle risorse a disposizione. Un utilizzo consapevole degli strumenti, la corretta analisi dei flussi di attenzione e revenue, rende l’albergatore più attento e critico anche verso teorie quali il “billboard effect” evidenziata da studi della Cornell University. L’accettazione acritica di determinate teorie, che evidenziano trends significativi ma non scientificamente quantificabili, rende passivo un albergatore che non può più permetterselo!
[Matteo] Il famoso billboard effect spiegato in uno studio della Cornell commissionato da una grande Olta può essere messo in discussione anche se noi oggettivamente non abbiamo riscontri perché ( almeno io) non ho il coraggio di provare a chiudere tutti i canali distributivi esterni dell’ Hotel e vedere cosa succede.
C’era una v…olta [4°]
Interessante presentazione di Riccardo Perini che entra a far parte della “collezione” del c’era una v…olta !
Qualche altra considerazione l’avevo fatta qualche mese fa in questo post.
C’era una v…olta [2°]
Continuiamo la storia parlando di alcuni degli agenti “diversamente intermediari” . Avanti il primo: Tripadvisor.
Inutile dire che TA sta diventando una piattaforma commerciale sotto le [poche] mentite spoglie di contenitore reputazionale. La vocazione originaria del portale recensivo, ha lasciato spazio ad un aggregatore di visibilità remunerata, diretta ed indiretta, per le strutture ricettive.
Tripadvisor ha avviato un programma di advertising, sul modello pay per clic, che consente di mostrare i prezzi del sito aziendale proprietario in comparazione con quelli degli altri fornitori.
Interessante a prescindere … ma non per tutti, almeno per adesso. Proverò a spiegare.
Per poter accedere al servizio gli hotels, [strutture ricettive in genere] devono avere un fornitore/mediatore di accesso al servizio.
Tali fornitori avranno il compito di far dialogare le varie piattaforme che veicolano i dati relativi alle disponibilità e prezzi [xml. interfacce varie, contingenze di camere e prezzi etc.] e rappresenteranno il tramite commerciale per attivare le campagne di advertising su Tripadvisor.
Quindi, per attivare le campagne, bisogna stabilire un budget minimo iniziale e pagare una piccola fee per l’impostazione della campagna al mediatore [...il disintermediante intermediario] presso Tripadvisor.
Un classico modello pay per clic che presenta dei costi variabili, indicativamente a partire da [molto indicativamente perché come per ogni campagna ppc i fattori che determinano il prezzo sono tanti]:
Paesi del Nord Europa: 1 €
Regno Unito, USA e Canada: 0,80 €
Resto del mondo: € 0,65
Spagna, Italia, America Latina: 0.60 €
Per determinare un ritorno sull’investimento con l’approccio della “massaia” ho recuperato qualche dato in giro. Declinando ogni responsabilità sul discorso successivo mi avvio ad ipotizzare.
Dividiamo le destinazioni in “Destinazione Top” e “Altre destinazioni”. All’interno di queste due macrocategorie ipotizziamo una suddivisione degli hotels per posizione:
– Top 10
- I primi 25
Le stime sul ritorno, per un mese di campagna, possiamo ipotizzarle nel ragionamento successivo[ e qualcuno le azzarda su dati aggregati di propri clienti]:
“Destinazione Top”
- Top 10: 2.000 € (2.000 visitatori / Conversione dal 2% al 6%)
- La top 25: 1.000 € (1.000 visitatori / Conversione dall’1,5% al 5%)
“Altre destinazioni”
- Top 10: 2.000 € (2.500 visitatori / Conversione dal 2% al 6%)
- La top 25: 1000 € (1.250 visitatori / Conversione dal 1,5% al 5%)
Come ipotizzabile l’indice di conversione è condizionato dalla presenza nelle prime posizioni [indice di visibilità + indice di reputazione] e, aggiungo, dalla concorrenza nella fase di comparazione [più olta presenti insieme alla mia struttura = maggiore indice di distrazione = minore indice di conversione]
Beh, non sono bravissimo a fare i conti che lascio alla vostra riflessione ed alle vostre considerazioni … intanto prosegue il nostro percorso sulla strada della disintermediazione intermediata!
C’era una v…olta [1° puntata]
I canali di vendita di un hotel si sono moltiplicati nel tempo. Gli alberghi dell’era pre e prima fase internet [fino al 2000 circa] si rivolgevano [semplificando lo schema, ovviamente]ai canali tradizionali quali GDS, grossisti, agenzie di viaggi, tour operator e altri canali di distribuzione esterna a seconda del segmento di mercato e di servizio … senza dimenticare l’eterno sano passaparola!
La commercializzazione della struttura veniva affidata ad un “commerciale viaggiatore” che aveva il compito di frequentare le fiere e gli eventi giusti al fine di costruire una cerchia commerciale basata sulla conoscenza e la stima diretta.
Ricordo quasi con nostalgia queste mitiche figure che determinavano le sorti di una struttura e, spesso di una destinazione, con una stretta di mano ed una cena.
A quel tempo, la colonna/voce individuale nel planning dell’occupazione, era sinonimo di “passante”, cliente fidelizzato o proveniente dal passaparola ed incideva in percentuale abbastanza bassa nell’occupazione generale di una struttura.
Ergo, la maggior parte dell’occupazione di una struttura nasceva intermediata con reciproca soddisfazione dell’albergatore e dell’intermediario!
L’avvento di internet sembrava aver aperto una strada per l’approccio diretto alla clientela, tant’è che sono nate aziende spinte dal grido: “DISINTERMEDIAZIONE” “O%” etc etc.
La passività commerciale dell’albergatore, appiattito sulle dinamiche precedenti, [perchè sforzarsi troppo se c'è qualcun altro che pensa riempirmi la struttura?] ha determinato ritardi di attenzione che hanno concesso alle OLTA, in questa fase di transizione, di colmare spazi decisivi.
Ancora una volta gran parte delle prenotazioni prendevano strade intermediate relegando l’albergatore nel ruolo di “colono” inconsapevole di orde di colonizzatrici che calavano dall’estero
Oggi tanti, intercettando le grida di dolore degli albergatori che vogliono sottrarsi alle dipendenze delle olta e dei contenitori reputazionali al loro servizio, propongono soluzioni “disintermedianti” di vario genere.
La moltiplicazione dei canali di approccio all’utenza, attraverso la spinta di dinamiche sociali e la nascita di servizi da parte di fornitori “diversamente intermediari”, ha consentito a queste aziende di aggredire il mercato con il vecchio e tanto caro slogan della disintermediazione.
I servizi di cui parlo, di cui insieme ai colleghi di Kuddle Network ci occuperemo nelle prossime settimane, tendono a portare attenzione alle strutture dirette attraverso modelli di visibilità legati a logiche di pay per clic o di pay per performance.
Sto parlando di Google Hotel Price ADS [e la sua conseguente integrazione nei risultati organici delle ricerche, in quelli su mappa e in Google Hotel Finder], Trivago e Tripadvisor nelle viarie forme di advertising, Travel ADS di Expedia, Flash Deals di vario genere e chi più ne ha più se ne inventi!
L’arsenale è ricco e, in apparenza, nella piena disponibilità degli albergatori. Si vero, anzi no … ma di questo parleremo nelle prossime puntate di “C’era una v…olta!” in cui cercheremo di portare avanti dei ragionamenti che vedono, purtroppo, il povero albergatore indipendente, con strutture di media dimensione ancora nella veste dell’eterno INTERMEDIATO!
P.s. Vi aspetto sabato mattina 10 Dicembre alle ore 11 in questo “video ritrovo” su Google Plus per un confronto:
https://talkgadget.google.com/hangouts/extras/antoniomaresca.com/antoniomaresca
Social Commerce: chi ci guadagna?
Flash Deals: usarli con consapevolezza
La somma non sempre fa il … totale [leggi revenue]. Il discorso dei flash deals è abbastanza complesso e sicuramente non rappresenta un canale di vendita per una struttura ricettiva [parliamo, piuttosto,di una ipotesi di marketing attraverso il prodotto/servizio]. Il problema è l’uso inconsapevole … sarebbe meglio leggersi, prima, il “foglietto illustrativo” qui sotto!










