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Sondaggio Social Media & Alberghi

             


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Archive for maggio, 2009

L'albergatore è un imprenditore?

martedì, 19 maggio, 2009
Mi capita spesso di essere invitato a riunioni di associazioni di albergatori, direttori di albergo e operatori del settore ricettivo. Da queste riunioni esco fuori, sempre, con una sensazione negativa. Aleggia l’approssimazione ed il lamento. In ragione di numeri e fatturati non confortanti, la discussione si sposta sempre sulle finte cause che originano il problema e mai, dico mai, sulle soluzioni da trovare.

Il quadro dell’operatore ricettivo (non uso il termine imprenditore) è abbastanza triste: in genere ha un rapporto di finta collaborazione con il concorrente ma scarso spirito di categoria e di associazione. Non cerca mai di trovare soluzioni comuni ma pensa al suo orticello che, alla lunga, non interessa nessuno, turista compreso.

C’è sempre una lacuna “istituzionale” che penalizza il settore ma il settore nulla spende ed impegna per la promozione del territorio. Faccio una piccola riflessione: ho un albergo in una località che ha un certo interesse ad offire ricettività. Cosa faccio per promuoverla nel mio piccolo? Nulla o poco. Vi invito a verificare quanti alberghi sui propri siti parlano degli eventi, delle curiosità, del folclore, dell’arte, della natura, della cultura etc… della destinazione che li ospita. Ogni albergo è un piccolo nodo di una rete di marketing territoriale che se ben sfruttata potrebbe portare visibilità e attenzione alla località stessa.

Bene, di queste cose nessuno parla…ieri ero in Umbria e davanti alla situazione, oggettivamente, critica si discuteva che, a fronte di una richiesta di un terzo rispetto all’offerta ricettiva, la regione aveva promosso un ulteriore bando per finanziare l’apertura di nuovi agriturismi. Ok capisco…6 milioni di euro si potevano spendere in promozione…ma tu che ti lamenti come stai facendo il tuo lavoro? Non sento parlare, di programmazione seria, promozione sul web (e non perchè è il mio lavoro :-) , di soluzioni creative ed originali, di cultura dell’ospitalità da comunicare, di punti di forza da sfruttare e di punti di debolezza da migliorare.

Questo dovrebbe fare un imprenditore e una categoria che li rappresenta…invece la colpa è sempre di qualcun altro!

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Il Blogger Viaggiatore

lunedì, 18 maggio, 2009

Il settore del turismo è molto influenzato dalle opinioni di persone che condividono esperienze di viaggi.

I siti di commenti ed opinioni, (v. TripAdvisor) negli ultimi anni , hanno avuto una crescita esponenziale determinando un fattore condizionante per la reputazione di una impresa turistica.

L’attenzione, verso questi portali, di molti amici albergatori è diventata maniacale e morbosa. Il loro umore cambia in relazione alla natura dei commenti postati su di essi.

Mi chiedevo, se è vero come è vero, che la condivisione del giudizio su un viaggio (in fondo il vecchio e sano passaparola) è fortemente condizionante, perchè gli albergatori si concentrano solo su alcuni canali?

Mi spiego meglio. Il suddetto amico albergatore concentra la sua attenzione in particolar modo su Tripadvisor e simili facendo, spesso, carte false per avere un “review” positivo. C’è chi è disposto a pagare per veder crescere la propria reputazione!

Allora, tutti quei blogger viaggiatori, che fanno turismo anche per il piacere di condividere e raccontare i loro viaggi, dove li mettiamo?

Siamo nell’era del marketing della comunicazione condivisa, legata alla collaborazione attiva tra i consumatori. Il passaparola diventa un “fattore”. Si parla di Buzz Marketing di cui vi invito a leggere la definizione di Wikipedia (per quanti non conoscono questo termine).

Una buona strategia di visibilità e di costruzione della propria reputazione potrebbe essere quella di “ingaggiare”, in maniera chiara e trasparente , qualche blogger per invogliarlo a visitare la propria destinazione e la propria struttura per averne un franco e leale giudizio.

In fondo in altri settori questa è prassi consolidata!

“Reclutare” dei blogger determina questi vantaggi oggettivi:

  • molti blogger sono dei veri e propri “inviati speciali” della vacanza. Essi producono una grossa mole di informazioni e contenuti, anche in tempo reale, tramite Social Network come Twitter e Facebook, pubblicano video su Youtube e foto su Flickr (ad esempio);
  • leggere le loro opinioni allarga la mente e la valutazione che si ha della propria destinazione e della propria struttura;
  • I blogger hanno una loro utenza fedele che si fidano delle loro opinioni;
  • i blogger producono contenuti “virali” che si tramandano tramite strumenti quali i feed, i Social Network, etc.;
  • i blogger sanno scrivere per il web e per i motori di ricerca…in breve ci saranno in giro un sacco di contenuti, ben indicizzati dai motori di ricerca, che parlano della vostra destinazione e della struttura con il conseguente incremento di link di qualità verso il vostro sito;
  • i blogger viaggiatori parlano ad una utenza di viaggiatori, parlano alla nicchia giusta di persone che interessano un operatore turistico.

Dove cercarli?…sui motori di ricerca e nelle comunità del settore, per esempio questa www.travelblogexchange.com

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Social Media e Fiducia

sabato, 16 maggio, 2009

Segnalo la relazione di Alessandro Sportelli tenuta ieri al Convegno Aicel Social Media e Forum.

Alessandro, in maniera chiara ed esaustiva, ci spiega come il corretto utilizzo dei Social media, Forum e Blogs generi un rapporto fiduciario con l’utente.

La conversazione che si genera si tramuta in fiducia e reputazione. Riepilogando (vi lascio alla presentazione) Alessandro ci dice che la fiducia si genera:

  • Instaurando rapporti con l’utenza tramite le conversazioni;
  • Mettendoci la faccia con l’utilizzo di video ed immagini;
  • Innescando il passaparola sui Social network.

La presentazione si riferisce genericamente al settore E-Commerce ma è “replicale” in toto per il settore del Turismo.

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Un Ministro per il Turismo

giovedì, 14 maggio, 2009
Il settore del Turismo, in Italia, rappresenta quasi il 12% del prodotto interno lordo. Tantissime aree del paese si reggono, esclusivamente, grazie al fatturato prodotto dal settore turistico. Il nostro paese ha storia, cultura, opere d’arte e monumenti come pochi altri paesi al mondo e dal 1993 non aveva più un Ministero del Turismo.

Per la verità lo decisero gli italiani (beh in fondo siamo strani) con il referendum del ’93 rendendo le competenze turistiche appannaggio del Ministero prima dell’Industria, poi delle Attività Produttive infine fino al Ministero attuale, di un Sottosegretario con delega.

Per un ventennio abbiamo pensato che il Turismo fosse prima un servizio, poi un’industria…mah!!!

Il Turismo è altro e come altro deve essere gestito e promosso. In questo ventennio abbiamo dato spazio a tutto e di più. Abbiamo perso occasioni incredibili e fatto tanti sbagli…ricordate il portalone di promozione del turismo Italia.it. Siamo il paese dai mille portali regionali, provinciali, comunali, che producono una mole di informazioni duplicate che non fanno marketing turistico organico e strutturato. Spendiamo centinaia di milioni per spot televisivi che ci vediamo solo noi e la nonna di…Gattuso:-)

Bene il risultato? Un paese che potenzialmente dovrebbe essere stabilmente nella top 10 delle destinazioni turistiche naviga intorno alla 30° posizione per competitività e teme sempre di più la concorrenza aggressiva di paesi come Spagna, Grecia e Francia che ci sottraggono ogni anno turisti.

A parte la Brambilla, di cui non esprimo giudizi sul merito e la competenza, questo paese ha bisogno di un Ministro del Turismo…anche senza portafoglio.

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Social Media Marketing – si può delegare?

mercoledì, 13 maggio, 2009

Nei giorni scorsi ho pensato ad un servizio, da proporre agli hotels, di ottimizzazione della presenza nei maggiori social media che ho chiamato “Social Kit”.

In effetti, è bene chiarire, che l’attività di gestione della presenza di un hotel nei maggiori social media è difficilmente delegabile. Mi rifaccio ad una affermazione dell’amica (spero me lo consenta :-) Roberta Milano che, spesso, nei suoi interventi afferma che quello che definiamo travel 2.0 non è una tecnologia in vendita ma, piuttosto, un’attitudine.

Ecco, il punto cruciale è questo. Gli Hotels che vogliono avere una presenza “sociale” devono imparare a vivere “socialmente” la rete. La frequentazione quotidiana dei social network determina la conoscenza profonda delle logiche di comunicazione e di partecipazione , propri di questi canali. Qualcuno me lo ha già detto…”ma dove lo trova il tempo un albergatore?” Io rispondo che se si vuole, il tempo, quello giusto e di qualità, si trova!

Difficilmente delegando la gestione si potrà trasferire completamente la propria identità con genuinità e trasparenza che sono i veri valori aggiunti di una presenza nei social network.

Allora?…il famoso “Social Kit” è morto prima di nascere? Non direi, la fase di attivazione di una presenza “sociale” di un albergo non può prescindere da una attenta analisi delle attività e delle risorse da utilizzare. Importante, in questa fase, la consulenza e la formazione che solo un esperto può fornire…ecco il “Social Kit” riemergere all’attenzione.

Tutti, più o meno sono in grado di crearsi una pagina su Facebook. Non tutti sanno come impostarla correttamente, quali applicazioni integrare e perchè, che contenuti pubblicare, come promuoverla, come integrarla nella comunizione on line esistente, come gestirla nell’ottica di fidelizzazione dell’utente, come gestirla in termini di community…insomma mille ed una incombenze che bisogna imparare.

La formazione e la consulenza, quindi, diventano importanti per imparare ad utilizzare al meglio questi canali per poi rendersi autonomi nella gestione quotidiana.

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Sono un Blogger!

lunedì, 11 maggio, 2009

Alcuni mesi fa ho scritto un post dal titolo “Ma che mestiere fai?”. Ironizzavo sulla mia impossibilità a trasmettere, in maniera chiara, che lavoro svolgo. La scorsa settimana sono stato contattato per la partecipazione ad un futuro evento di web marketing turistico e la mia gentilissima interlocutrice, nel corso di tutta la conversazione, mi ha definito un “blogger”.

Strana sta cosa ho pensato! Da 12 anni mi occupo di web quotidiamente e per lavoro, ma mai dico mai, nessuno mi aveva definito un blogger :-)

Ho riflettuto sugli ultimi post pubblicati, anche grazie all’aiuto di Danilo Pontone, sulle opportunità che offre la realizzazione di un corporate blog. Il blog, quindi, inteso come uno strumento di amplificazione della fiducia, visibilità, interazione e comunicazione da parte dell’azienda.

In fondo, anche il mio è un corporate blog…l’azienda…ME STESSO!

In questo caso, però, il blog “fagocita” l’azienda imponendosi su di essa. Lo strumento, agli occhi degli altri, non è più un mezzo, un naturale complemento alla comunicazione aziendale (in questo caso della mia professionalità)…ma un fine.

La mia figura di consulente abdica a favore di quella di blogger.

Ritornando alla premessa sulla solita domanda “Ma che mestiere fai?” , pur non definendomi un blogger, sono contento che qualcuno, almeno una volta, non me l’abbia fatta!

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