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17 aprile 2009 by Reputazione On Line, Revenue Management, Web Marketing Alberghiero

C’è crisi? Abbasso i prezzi ed è tutto ok!

Il settore del turismo è particolarmente soggetto a fluttuazioni in presenza di fattori ed eventi negativi (vedi per es. 11 settembre – sars – congiuntura economica negativa). Questo è un dato di fatto incontrovertibile!

Spesso l’unica risposta ad una flessione della domanda è un drastico calo dei prezzi ed un altrettanto taglio dei costi.

Questa soluzione non tiene conto che la domanda è influenzata e influenzabile da una miriade di fattori di cui uno solo di questi è il prezzo.

Ad esempio, in questo periodo di crisi pensiamo che il solo abbassare i prezzi possa veicolare la domanda, seppur ridotta, verso la nostra destinazione e, in particolare, verso il nostro albergo.

Ci si dimentica di chiedersi cosa è stato fatto nella propria località per migliorare l’offerta, quali iniziative promozionali sono state attuate, che strategia di marketing territoriale si è intrapresa.

Ci si dimentica che il consumatore ha delle prerogative precise e che variano a seconda dello stato sociale, lavorativo, culturale, economico, psicologico…insomma che il consumatore è un individuo complesso che potrebbe essere influenzato da una vasta gamma di sollecitazioni…logicamente prezzo compreso…ma non solo!!!

Ci troviamo di fronte ad importanti cambiamenti della domanda che prevedono una risposta mirata e raffinata.

I consumatori hanno modificato, nel tempo, anche l’approccio alla scelta della vacanza e al modo in cui trascorrono il loro tempo libero.

L’influenza della reputazione di una struttura, il passaparola “telematico” e personale influenzano in maniera decisiva la scelta, la durata di un viaggio e la destinazione.

Troppo facile pensare che abbassare i prezzi sia sufficiente. Direi che l’approccio tariffario deve essere “flessibile”, dinamico ed attento ad una serie di variabili da considerare…questo non significa, necessariamente, abbassare il prezzo.

Ci troviamo di fronte, in maniera alquanto semplicistica, a tre tipologie di utente:

1 – quelli che non possono andare in vacanza (per ragioni economiche – perdita di lavoro e di reddito)

2 – quelli che potrebbero ma temono nel prossimo futuro di “entrare” nel gruppo 1 per caratteristiche personali, psicologiche o…obiettive :-(

3 – quelli che possono ma pensano che un drastico calo del prezzo incida sulla qualità del servizio e della vacanza in generale.

Chiudo con una ultima riflessione…oserei dire personale e del tutto opinabile.

Credo che tutte le imprese non siano solo mere entità giuridiche il cui unico scopo è l’aumento del margine di profitto, ma anche comunità di persone che condividano obiettivi comuni lavorativi e personali. Le persone sono il patrimonio più importante di un’azienda e sono il motore fondamentale per il successo della stessa.

Ho visto licenziare, quest’anno, persone che hanno lavorato 20 anni in un albergo penalizzando, così, il servizio offerto con conseguenze potenzialmente disastrose per la soddisfazione dei clienti e per la reputazione dell’albergo.

Mah…adda passà a nuttata!

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